UN CORTINESE DOC

Cortina Schreinerei  1

Cortina sta per tradizione ed ospitalità all'italiana. Uno splendido martedì mattina, Best of the Alps visita la falegnameria di Massimo Lorenzi e scopre come si celebrano appropriatamente questi valori.

La prima impressione che si ricava entrando nel laboratorio è quella di una tipica falegnameria: alcuni collaboratori sono intenti ad incollare pannelli truciolari e nell'aria si respira il profumo di legno fresco. Il proprietario Massimo Lorenzi ci accoglie calorosamente. Poi ci chiede timidamente che cosa ci può raccontare, perché in realtà è un uomo che preferisce i fatti alle parole. Il nostro sguardo cade su un armadio di legno d'abete realizzato su misura. Aprendo i cassetti, che scorrono perfettamente, comprendiamo che Massimo ha una grande passione per la precisione e la geometria. La capacità di offrire qualità ai massimi livelli gli ha permesso di ricevere commissioni addirittura dall'Australia e di collaborare con architetti del calibro di Constantin Boym di New York. Per il concorso OTTOPANCHE indetto dall'Associazione Turistica, un progetto che favorisce la collaborazione fra designer di fama internazionale ed imprese artigianali tradizionali di Cortina, Massimo ha realizzato insieme a Boym una panca di legno straordinaria, formata da 42 pezzi di legno identici, su cui escursionisti stanchi ora possono godersi il panorama straordinario delle Dolomiti.

La porta del laboratorio si apre con slancio ed entra il proprietario precedente, ovvero il padre di Massimo, che avviò l'attività nel 1975. Lui parla volentieri, soprattutto dei tempi in cui faceva parte del HC Cortina, la squadra di hockey su ghiaccio locale. "Un cortinese doc", dice Massimo, strizzando l'occhio. É così che ama definire suo padre. Subito dopo, la porta si apre una seconda volta e compare una signora minuta e gracile, la madre di Massimo. Sorride e si unisce ai suoi due uomini. Che cosa Massimo intenda esattamente con un cortinese doc non lo riusciamo più a scoprire: nella falegnameria si è creata un'atmosfera di grande allegria ed il nostro interprete è improvvisamente coinvolto contemporaneamente in tre conversazioni differenti. I collaboratori hanno posato gli attrezzi e la madre di Massimo è andata a prendere una bottiglia di Prosecco in casa. La conversazione si fa allegra e caotica. Questa cordiale ospitalità è veramente contagiosa. "Che casino!" É così che si definiscono amorevolmente momenti come questo, vissuti autenticamente e che ricordano la scena di un vecchio film di Fellini. L'orologio appeso alla parete segna le undici e trenta, quando i nostri bicchieri brindano alla "Salute!" Assaporiamo un po' di Dolce Vita.

La porta si riapre un'ennesima volta e si affaccia il vicino di casa. Con lui che fa da ulteriore comparsa, il set di un film cinematografico che riprende l'attività di un'impresa a conduzione familiare è completo. Immaginiamo che la prima scena racconti la collaborazione tra il loquace Giuseppe e il pacato Massimo, quando la falegnameria apparteneva ancora al padre. "Non è stato sempre facile", afferma il figlio con un sorriso. Come potrebbe essere altrimenti in un'impresa a conduzione familiare? Ma ha imparato molto da lui, cioè tutte le tecniche e i trucchi con cui si trasforma legno di abete e larice, tipico della zona, in bellissimi mobili e pavimenti per le tradizionali "stuben" cortinesi (confortevoli salotti in stile contadino).

Segue una bella inquadratura attraverso la grande finestra del laboratorio sullo splendido scenario montano circostante. Con questa vista, Massimo fa fatica a resistere al richiamo della neve. E infatti, prima di dedicarsi al lavoro, spesso va a sciare per qualche ora. "Sono io il capo, quindi posso fare quello che voglio", dice ridendo. Il senso dell'umorismo l'ha indubbiamente ereditato dal padre. Ed anche la passione per l'hockey su ghiaccio. Solo l'amore per il legno risale ad una generazione più antica, perché la pialla di legno fatta a mano dal nonno Lorenzi è sempre pronta all'uso sul tavolo da lavoro. Tradizione che vive. Essere un cortinese doc non significa altro che "Made in Cortina".

Testo: Sandra Pfeifer
Foto: David Payr // friendship.is

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